Lo sai meglio di me: ci sono alcune regole non scritte dalle quali non si può prescindere, capisaldi della civiltà contemporanea che si ergono come ultimi baluardi per separare l’uomo dalla bestia, ultime risorse alle quali fare appello per ribadire la propria appartenenza alle forze del bene di fronte alle barbarie a cui la vita in paesi incivili di sottopone quotidianamente.

La maggior parte di queste regole non si possono spiegare:

“Perché sulla pizza non si può mettere l’ananas?”

“Perché nella carbonara non ci va la panna?”

Non c’è una spiegazione, è così e basta: è un atto di fede in millenni di cultura che hanno dato i natali a picchi inarrivabili come Leonardo da Vinci, Galileo Galilei e Alessandro Del Piero: se ti stanno bene, bene, se non ti stanno bene, è così lo stesso.

A volte, però, nella sacrosanta opera di diffusione della cultura che ognuno di noi è invariabilmente chiamato a compiere, sarebbe comodo avere degli strumenti che facilitino l’opera, delle guide pratiche da poter condividere con amici e colleghi che hanno avuto la sfortuna di crescere secondo usanze chiaramente sbagliate come quella del cappuccino a pranzo o dopo pranzo, o (orrore!) a cena o dopo cena.

Esattamente come negli altri casi, non c’è una motivazione per cui la regola sia così: ho avuto più di una volta conversazioni tipo “sai, non dovresti prendere il cappuccino dopo pranzo” “perché?” e non ho saputo rispondere se non dicendo che è, semplicemente, una cosa che non si fa, che è comunque una motivazione più che accettabile, diciamocelo.

Ho anche provato a fare reverse engineering della spiegazione, dicendomi che in tempi meno tecnologicamente avanzati il latte era difficile da conservare fino a dopo pranzo, per cui il cappuccino si poteva consumare con del latte non rancido solo a colazione, ma vagliela a spiegare una cosa così a degli inglesi che il latte lo mettono nel the delle cinque.

Anche la formulazione esatta della regola ha un po’ di margine per il dibattito: siamo tutti d’accordo che dal pranzo in poi cappuccino no no no, ma quand’è il momento in cui il cappuccino cessa di essere accettabile? È da un’ora specifica in avanti? Un mio caro amico sostiene che il limite sia il momento in cui mangi qualcosa di salato, e da lì in poi per il resto della giornata non puoi più prendere un cappuccino, che mi pare una formulazione assolutamente legittima, ma è di difficile spiegazione e condivisione.

Ci vuole un algoritmo semplice, e uno strumento di semplice utilizzo che dica, con assoluta esattezza, se è un momento accettabile per prendere un cappuccino o se è il caso di limitarsi a un più pacato espresso, se è possibile, insomma, avere della schiuma di latte nel caffè senza rendere evidente la propria non italianità.

Ci vuole, in sostanza, canihaveacappuccino.com.

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